Saturday, January 11, 2003

Una tragedia
Ho appena perso un'ora e mezzo di post: avevo descritto il mercanteggiare, il Lulur, i pannicelli caldi per lo spirito, la televisione....
Mi spiace, per oggi la delusione e' troppo forte....
Ci sentiamo dalla Nuova Zelanda

Wednesday, January 08, 2003

Ho trovato un internet cafe' che costa un terzo dell'hotel e quindi proseguo - "raccontare il viaggio" e "raccontarmi in viaggio" sono parte dell'esperienza, quindi a costo di rinunciare ai souvenirs, continuero' ad investire in racconti.

Restituendomi i biglietti aerei che aveva appena confermato per me, Essam mi ha chiesto se mi divertissi, a girare il mondo cosi', da sola. Non ho potuto rispondergli con molta sicurezza, avendo appena avviato il mio giro, ma ora sento di poter affermare che, si', mi diverto, e tanto. Innanzitutto osservare il mondo e' sempre un piacere per me - il fatto di essere da sola e' francamente un aspetto che colpisce piu' gli altri - io non mi sento affatto sola, anzi, il fatto di andarmene in giro cosi' mi consente di conoscere altri, che altrimenti, pur con tutte le migliori intenzioni, se ne starebbero alla larga. Mi trovo spesso ad osservare in questi giorni le coppie di occidentali che alloggiano negli stessi alberghi... piu' che coppie sono monadi - chiuse persino ad uno sguardo, ad una parola di piu' da scambiare con i camerieri o con i passanti. Tutte cosi' impegnati a difendere i propri spazi, si leggono la Lonely Planet e non rispondono nemmeno con un sorriso a chi semplicemente augura loro una buona giornata. Abbiamo perso l'abitudine alle gentilezze senza secondi fini - che, credetemi, esistono anche in questi paesi drogati di turismo, in cui lo straniero e' solo un pollo da spennare. Vero e' che nella Rimini degli anni sessanta, prima che le discoteche alla moda esistessero (c'erano le balere) e prima che addirittura si permettessero di selezionare i clienti, la sensibilita', pur con espressioni diverse, doveva essere la stessa.
E allora parliamo di Bali, di questa gabbia dorata, dove domina il gusto per la decorazione a tutti i costi! Persino i distributori di benzina sembrano templi, qui...
Nusa Dua, dove si trova il mio hotel, e' praticamente un ghetto di lusso: solo resort circondati da bellissimi parchi - palme, bambu' e alberi di albizzie julibrissin dai fiori color del fuoco, farfalle ovunque...
Il primo giorno l'ho passato nell'ozio piu' completo - ebbene si', mi sono anche un po' bruciata camminando lungo la spiaggia... mentre voi eravate a mezza gamba nella neve o con la bora a 120 km/h. I vucumpra' esistono notoriamente anche a Bali... hanno casacche dello stesso colore e sono numerati, tanto per poter essere tenuti sotto controllo. Sono molto discreti per i nostri standard ed oltre alle solite paccottiglie vendono noci di cocco da bere, sarong e massaggi.
L'hotel e' pieno di russi e lituani - belle cavallone bionde e sollevatori di peso dalla testa rasata. Ma siamo lungi dall'avere il pienone, quindi la quiete regna sovrana. Le stanze si affacciano su terrazzi (un hotel di ringhiera, per dirla alla milanese) ed ogni terrazzo si affaccia su un giardino - potos, poliscie ed ibischi sono rigogliosi ovunque, le fontane gorgogliano, le tortore tubano. I cestini della spazzatura? orci di terracotta pieni di sabbia sulla quale gli uomini delle pulizie tracciano segni bene auguranti. Aaaargh! Ma quanto troppo bello e' questo posto? mi mette a disagio! Nel parco dell'hotel sono disseminate statue di pietra che l'umidita' rende vetuste - piove a dirotto tutte le notti. Le statue piu' sacre (a Bali tutto e' sacro e la gente passa gran parte del proprio tempo facendo offerte di piccoli vassoi ricolmi di fiori dolcetti ed incenso) sono adornate di tessuti a grandi scacchi bianchi e neri o bianchi e blu - farebbero la felicita' della Sora Mara (garbata gestrice di una trattoria di Porano, vicino ad Orvieto), infatti tutto sembra coperto di tovaglie da osteria dei castelli romani, ma in realta' l'alternarsi dei colori rimanda all'alternanza fra il bene e il male che alla fine dei guai riporta all'armonia del cosmo. A proposito di armonia, qui sono ancora tutti scioccati dalla bomba di Kuta - non se l'aspettavano davvero.
Oggi il signor Made (l'autista preferito del signor Morita) mi sta portando a spasso. Prima tappa, la foresta delle scimmie sacre (pure loro). Orbene, per quanto qualcuno che aveva molto nascondere una volta mi dicesse che gli ricordavo una scimmia, per la mia curiosita', in realta' io non nutro alcuna simpatia per queste bestiole (il mio animale totem e' evidentemente il gatto). D'altra parte lo spettacolo dato dai turisti russi assaliti dai macachi e' stato impagabile. I cartelli in inglese dicevano chiaramente di stare attenti nel dare il cibo alle scimmie, ma evidentemente l'inglese non e' ancora molto diffuso nell'est europeo... matrone ex-sovietiche urlavano come bertucce cercando di torgliersi di dosso i graziosi animaletti, i quali con pervicacia pretendevano di avere non solo la mezza banana di acconto, ma anche il saldo che le sventurate si ostinavano a tenere in mano. Un balinese che ha attaccato discorso con me non ha potuto fare a meno di notare quanto le signore russe suonassero come scimmie a loro volta.
Made mi ha portato a vedere un tempio un po' sopravvalutato (grande gancio), le risaie a terrazza... ma ovunque Bali sembra il supermercato del "carino" - in ogni strada qualcuno produce e vende sculture in legno o in pietra, batik, animali scolpiti, dipinti tradizionali... tutto da portare a casa... ma la vita vera dov'e'? Molto meglio i villaggi con le piccole risaie, le donne che fanno il bucato nei fossi ingrossati dalla pioggia notturna, gli studenti in uniforme che escono da scuola (le bimbe hanno tutte invariabilmente le trecce) o il bagnino che canta aspettando il turista che voglia fare paragliding o waterski. Uhm. Questa Bali sembra un depliant.
Concludo raccontando della mia camicia.
Ho passato due giorni facendo la valigia - ho scelto con cura tutto quello che dovevo portare con me, fra cui una camicia azzurra con ricami bianchi, che mi e' sempre piaciuta molto (non si deve stirare!). Purtroppo due cuciture hanno cominciato a cedere ed ho deciso di lasciarla qui, non avendo il cuore di buttarla... e mentre la appendevo nell'armadio, contando di abbandonarla alla partenza, ho visto l'etichetta: diceva - e l'ho letta per la prima volta - Made in Indonesia. In fondo e' stato come riportarla a casa sua.

Comincio con il ringraziare per i mail = cari tutti, oggi vi leggo ma non vi rispondo, la connessione via satellite da Bali e' lenta da morire. Continuate a scrivermi, siete una grande compagnia.
Torno all'Egitto, perche' alcune riflessioni mancano ancora per completare il quadro.

Walk like an Egyptian

Vi ricordate la canzoncina delle Bangles? ebbene camminare come un egiziano si rende necessario ogni qualvolta al Cairo si voglia attraversare la strada - non ho mai visto tanti pedoni dall'apparente tendenza suicidale come in Egitto. Ci si butta dove e' peggio, le auto non ci pensano neanche a rallentare, ma dopo un po' ci fai l'abitudine. Tamer ha colto l'occasione per prendermi la mano un paio di volte, per condurmi in salvo - quando l'ho visto sfidare camioncini a tutta velocita' ho dovuto impormi e scegliere il marciapiede - dubito che anche la forza ideale del suo romanticismo potesse prevalere contro una massa lanciata a piu' dei 100 km/h.

Romanticismo

E riparlo di Tamer. E' stato bellissimo parlare con lui e del suo modo di vedere la vita e le relazioni. Prima di tutto, alla mattina aveva insistito per portare me ed Azza in un luogo evidentemente molto caro al suo cuore - un bel parco dalle parti di Nasser City. Mi ha raccontato di essere per l'appunto un romantico - di giudicare in primo luogo con il cuore se una donna fa per lui (ed e' qui che mi sono preoccupata quando ha cominciato a dire che i miei occhi sono come il mare - ma poi si sara' accorto che uno e' come l'Adriatico e l'altro come il Tirreno? Poco male.) Tamer scrive poesie e canticchia fra se' e se' quando cammina. La notte non dorme e parla del suo futuro amore con gli amici, guardando la luna. Ho trovato bello incontrare una persona diversa da quelli che erano gli incarogniti ingegneri che frequentavo alla stessa eta' - preoccupati solo di fare carriera ed eventualmente di riuscire finalmente a conoscere biblicamente una donna (gli ingegneri maschi sono notoriamente specie tardive...). Auguro a Tamer di trovare qualcuna come lui - dopo essere stato brutalmente mollato da una fidanzata che si e' lasciata convincere a sposare un ingegnere con i soldi e il Mercedes. E di trovarla presto, perche' anche gli ormoni arabi prima o poi... La sera ha insistito per portarmi a visitare un orfanatrofio che frequenta abitualmente, una sorta di istituzione dove i bambini abbandonati trovano una parvenza di famiglia. Voleva farmi vedere quanto gli piacevano i bambini? E' stato indimenticabile conoscere anche Mama Mounira, una signora gentilissima che vive in permanenza con otto bambini di diverse eta' - e tutti invariabilmente bellissimi.

La famiglia Seif
Azza mi ha portato a casa sua la sera - e ho avuto il piacere di conoscere l'intera famiglia Seif. Non avrebbero potuto accogliermi meglio - mi hanno davvero fatto sentire parte del loro mondo, mi hanno offerto la cena con una generosita' commovente, abbiamo fatto foto tutti insieme come vecchi conoscenti. Tutta la famiglia e' composta da papa' Seif (che non ho incontrato, dato che fa il poliziotto e lavora fino a tardi), dalla signora Tamila (che si e' messa il vestito della festa per le foto), dal fratello Ahmed (piu' piccolo di Tamer) e dalle sorelle Hand, Marwu ed Amira (oltre ad Azza). Tutti sono degli studenti formidabili e hanno uno sguardo indimenticabile. Mi hanno fatto spergiurare di tornare in Egitto (e ci tornero') e di stare di piu' con loro (e certamente non manchero'). Una famiglia ce l'ho gia'.

Essam
Essam mi ha fatto passare una piacevole serata in giro per il Cairo, parlando con gusto di religione (con un'agnostica come me effettivamente puo' esserci gara...) e di mille altre cose. Ha studiato dai salesiani ed e' perito meccanico - non fara' certo l'accompagnatore Turisanda per sempre, anche se mi dispiace per chi non avra' modo di apprezzarne la simpatia. Mi ha lasciato un portafortuna che porto sempre con me (quattro monete da 25 piastre), assieme alla collanina di Nefertiti che mi ha dato Azza all'aeroporto prima di scappare via e piangere forse un po'. Questi due oggetti, assieme alla bussola (che, confermo, continua a segnare il Nord) sono un invincibile schermo contro tutte le sfortune del viaggio.
Anche con Essam il patto e' di tenersi in contatto, e spero che venga a leggere anche queste pagine presto.

Dubai

E chi se l'aspettava? l'aereo ha fatto scalo e naturalmente una mezz'ora in giro per l'ereoporto l'ho passata - palme finte, sale come cattedrali e baretti per degustare ostriche e caviale... davvero le mille e una notte fatte aeroporto. So comunque che dovro' tornarci, prima o poi.

Singapore

E via con un altro aereoporto cult! Stagni con carpe giganti, giardini di orchidee, tour della citta' organizzati per chi fa transfer con lunghe attese... ma ne riparlero' quando torno da Denpasar ed avro' giusto 5 ore da impiegare

Il signor Morita

Il signor Morita e' un giapponese - e' la ventesima volta che viene a Bali - le prime volte per correre la maratona, poi per passarci qualche mese ogni anno. Era seduto accanto a me in aereo, mi ha chiesto se ero europea, mi sono presentata in giapponese e via cosi' conversando. E' stato molto gentile, tanto da offrirmi un passaggio dall'aeroporto all'hotel... e sono certa che lo vedro' di nuovo.
Per i curiosi, il signor Morita e' nato nel 1936 (come ho appreso aiutandolo a compilare le carte per l'immigrazione... il suo inglese non era sufficiente...).
Ragazzi, mi sono rovinata, stavolta, di Bali vi parlero' piu' avanti, ma entro un paio di giorni... e vedremo che racconta Coriolis da queste parti!

Sunday, January 05, 2003

Ebbene, anche al Cairo esistono gli Internet Cafe'...
Dopo tre giorni di Egitto allo stato puro, direi proprio che l'Egitto di oggi e' molto piu' appassionante di quello di ieri. Anzi, direi che comincio a trovare quasi offensiva l'insistenza che il turista medio dimostra per le pietre del passato, piuttosto che per le folle del presente. Non vorrei sembrare incoerente - e' del tutto vero che ho scelto questa tappa per visitare il Museo Egizio e le Piramidi = il piano e' stato portato a termine con la consueta efficienza (Cosimo sarebbe orgoglioso di me!), ma la cosa di gran lunga piu' eccitante e' stato non tanto quello che e' avvenuto nel Museo (una congerie ottocentesca di sale male illuminate che contengono tesori inimmaginabili veramente male esposti) - ma quanto e' avvenuto nel cortile subito fuori.
La visita di per se' ha avuto momenti commoventi: il trono di Tutankhamun mi ha fatto davvero venire le lacrime agli occhi - sciocca turista europea travolta da folle di altri turisti che guardano consumano toccano e se ne vanno. Ho passato almeno 6 ore - la gente aumentava e diminuiva come la marea, tutti intruppati dalle loro guide locali che parlavano con sorprendente perizia italiano inglese francese tedesco russo giapponese e che soprattutto li facevano circolare con la stessa abitlita' di un cammelliere con il suo branco di gobbuti. Via da tutta questa foga! la mia visita almeno ha avuto il tempo che desideravo - ho potuto rivedere le sale piu' significative, ho scritto, ho disegnato, persino. Insomma, al di la' dei limiti espositivi, il Museo mi ha soddisfatto in pieno. E cosi' sono uscita e come prima cosa mi sono seduta sul muretto di fronte all'ingresso - per dare un'occhiata alla costosissima guida che avevo comprato, ma anche per tentare di mangiare una di quelle barrette sostitutive che ho avuto la bella idea di comprare. Rivoltante - quindi e' stato con piacere che ho interrotto il mio diligente mastichio per rispondere a una gentile signorina che mi ha rivolto la parola. " Mi chiamo Azza, hai voglia di parlare con me? vorrei fare pratica di inglese" La risposta non poteva che essere positiva - abbiamo parlato di tutto un po' ed ho scoperto che Azza ha 17 anni e potrebbe essere la sorella egiziana di Rossana Molino. Vuole studiare architettura e soprattutto ha un sorriso disarmante come Rossana. Da qui una considerazione riguardo le Guide della Lonely Planet. Cara Annamaria, so che le ammiri tanto, ma contengono veramente un sacco di (scusate il francesismo) stronzate. Infatti, la sera quando mi sono riletta le pagine relative al Museo il warning era chiarissimo: diffidate da chi vi attacca bottone davanti al Museo! sicuramente vorra' rifilarvi qualche sola! Ma ormai io avevo gia' detto ad Azza che il giorno dopo sarei andata alle Piramidi e lei si era offerta di venire con me per accompagnarmi. Fin qui, dove stava il problema? posso avere io timore di una fanciulla di diciassette anni che pesa come la Rossana? di lei no, ma Azza ha anche un gran pezzo di fratello - di nome Tamer. Uno schianto: alto e moro e fin qui niente di sorprendente = un avvocato, mi ha detto lei presentandomelo - ma che fa un avvocato davanti al Museo alle 4 del pomeriggio?
Quindi il giorno dopo Azza e Tamer mi avrebbero portato nel deserto, mi avrebbero rapinato e sgozzato certamente. Niente di tutto cio' Le guide della Lonely Planet cercano di infondere una diffidenza da neocolonialisti a dir poco disgustosa - gli egiziani sono gentili e ospitali (Azza e' un po' preoccupata delle mani morte sugli autobus, ma non sa che posso spezzare un setto nasale in tre punti con una gomitata) - cosi' il mio primo giorno e' terminato con un appuntamento per il seguente - in un susseguirsi di pentimento e di preoccupazione a causa della maledetta LP. Devo citare la piscina riscaldata dell'Hilton? No, e' solo un dettaglio operativo.
Il giorno dopo Giza - niente fratello, quindi nessun timore: le piramidi sono degli straordinari mucchi di sassi - ammetto di essere un po' riduttiva, ma in fondo e' proprio cosi'. La cosa piu' notevole e' che ti compaiono ad un tratto al finestrino dell'autobus, facendoti trasalire. Per il resto cio' che la guida dice e' vero - cammellieri stallieri e rompicoglioni vari ti assalgono continuamente (Azza era una tigre, guai a chi insisteva troppo!). Sono entrata nella piu' piccola (porto ancora qualche bernoccolo) - l'ambiente e' claustrofobico a dir poco - ed e' tutto quello che si puo' dire. Straordinario e' il contrasto fra il Cairo e i suoi palazzoni da un lato e il deserto dall'altro. La Sfinge, effettivamente, e' piu' piccola di quanto non la si possa immaginare - Obelix non avrebbe avuto tanta soddisfazione ad arrampicarcisi su. Ma il clou della giornata e' stata la compagnia di Azza, che mi ha raccontato delle sue aspirazioni, che mi ha spiegato perche' porta l'Higab - il velo, se cosi' si puo' dire - che mi ha anche insegnato a metterlo e che oggi mi accompagnera' a comprarne uno. Infatti oggi sono ancora con lei e con il fratello, che continua a ripetermi che i miei occhi sono come il mare e che che non vuole sposare un'egiziana - povero caro, cosi' bello e cosi' abile nel cercare i due di picche - ma dal momento che ha 24 anni, sono tutto sommato soddisfazioni (qualcuno fra i lettori tanto preoccupato dell'eta' propria e degli altri dovrebbe riflettere...)
La sera l'ho passata con Essam, il responsabile della Turisanda (anche lui mi ha dato 15 anni di meno, sapete? come fai a dire che questo e' il viaggio dei miei 40 anni? fanno delle facce cosi' avvilite...) parla perfettamente italiano e mi ha portato per il Cairo notturno - grande serata, bevendo te' alla menta da Fishawy (il piu' antico caffe' del Cairo) e mangiando kebab... tempo scaduto ragazzi, ci risentiamo da Bali...